U.S.A: California e Hawaii

Giugno 2007

Yosemite Np, visto da Glacier PointSan Francisco, Costa del Pacifico, Sequoia, Yosemite, Death Valley, Las Vegas, Hawaii (Oahu), Phoenix

Emozioni indescrivibili. Forse la California è il luogo che racchiude nel minor spazio il più alto numero di ecosistemi presenti sul pianeta. Viaggiare in California significa attraversare montagne fatte di cime rocciose e imponenti cascate, pinete di sequoie giganti, aridi deserti dalle temperature insopportabili, paesaggi costieri mozzafiato,eleganti ed aristocratiche cittadine, attrazioni e divertimenti sfrenati. E poi la perla, San Francisco, una città capace di stupire chiunque per la bellezza della sua baia e per il suo stile inconfondibile. Un trionfo della natura, capace di esprimersi nei suoi aspetti più estremi. Come alle Hawaii, dove spiagge bianchissime punteggiate da palme si alternano a montagne vulcaniche dalle pareti verticali ricoperte da fitta vegetazione, un’esplosione di colori, un mix tra azzurro e verde intervallato dal giallo e dal rosso di ibischi e orchidee.  Un viaggio capace in infammiare persino un bambino di soli sei anni, che non potrà mai dimenticare le emozioni vissute!

Data di partenza: 17 giugno 2007- durata: 23 giorni
Viaggio organizzato autonomamente, voli British e Ata, noleggio auto di 14 gg, pernottamenti in motel, alberghi, villa in affitto alle Hawaii Difficoltà organizzativa e di viaggio: media

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San Francisco

Sequoia, Yosemite, Death Valley

Big Sur e Las Vegas

Hawaii, Isola di Oahu

 

RACCONTO DI VIAGGIO

       

Domenica 17 giugno, San Francisco

   

Il volo British è puntuale e dopo aver acquistato i Muni Passport, abbonamento per tutti i mezzi di trasporto ($18 x 3gg)  ci dirigiamo verso la Bart che ci condurrà fino a Powell St.. E’ il mezzo più economico che collega l’aeroporto al centro ($5,15), oltre che essere comodissimo. Il nostro hotel, Mark Twain ($ 80 la tripla, offerta speciale direttamente sul sito), dista pochi minuti da Powell e rappresenta una comoda ed economica soluzione per visitare la città. Giusto il tempo di sistemarci e non curanti del fuso (sarebbe mezzanotte passata), partiamo subito per un primo assaggio della città. Prima tappa Union Square, una moderna e ampia piazza che si affaccia su alcune delle vie più movimentate. Percorriamo Powell St fino al capolinea dei Cable Car, ma rinunciamo a salire vista la lunga coda e prendiamo la storica linea F che percorre l’immensa Market St. fino al Ferry Building dove scendiamo e facciamo una passeggiata. Purtroppo è domenica e la zona, frenetica durante i giorni feriali, è piuttosto deserta. Lo skyline della città moderna ricorda le classiche metropoli americane; siamo infatti nel Financial Discrict caratterizzato da moderni grattacieli e architetture futuristiche. E’ il caso dell’impressionante atrio con ascensori a vista dell’Hotel Hyatt, e della Transamerica Pyramid, l’edificio più alto e più singolare. Qui, senza coda, prendiamo il cable car che percorre tutta California St attraversando China Town fino a salire in vetta a Nob Hill. Davvero caratteristici questi mezzi, che percorrono le salite mozzafiato della città scampanellando continuamente. Davidino regge bene la fatica (gran fisico per un pupo di 6 anni…) per cui scendiamo all’altezza di China Town e a piedi torniamo verso Union Square. in cerca di qualche locale per la cena. Optiamo per Lefty O’ Doul’s, a metà tra pub irlandese e saloon di cowboy, è uno dei pochi ristoranti economici in zona Union Square. Serve ottime carni cucinate e tagliate al momento, servite in un unico piatto con spaghetti, riso e verdure al prezzo di circa $ 10. Dopo cena torniamo velocemente in hotel quando comincia a soffiare un vento pungente (in Italia sarebbero le 6 del mattino!) e noi siamo in piedi dalle 4!!!! Non male per il primo giorno.

Lunedì 18 giugno, San Francisco

   

Il cielo è terso, la temperatura gradevole: giornata ideale in previsione dell’intenso programma odierno. Prima sosta a Nob Hill, dove visitiamo l’imponente Grace Cathedral, costruita su modello della Notre-Dame de Paris. Saltiamo al volo su un Cable Car e raggiungiamo China Town, il quartiere più caratteristico della città, da visitare con molta calma entrando nei vari templi, nei negozi tipici e in quelli più turistici e gustare l’atmosfera etnica delle varie viuzze. Al termine, raggiungiamo Blazing Saddles dove affittiamo le bici ($25) per una delle escursioni più belle: l’attraversamento del Golden Gate fino a Sausalito, da dove poi si rientra in ferry ($8,50). La ciclabile risulta molto piacevole, con splendide viste sulla città e sul ponte. Dopo una sosta all’Exploratorium, proseguiamo fino a Fort Point, dove il cielo terso si trasforma improvvisamente in una nebbia che circonda tutto il Golden Gate. La salita fino al ponte è piuttosto faticosa ma i panorami sono splendidi, così come le sensazioni che si provano a percorrere il mitico ponte arancione. Il vento è fortissimo e gelido, ma come per incanto, giunti sul versante opposto, ecco sparire la nebbia per lasciare posto ad uno splendido e caldo sole e una magnifica vista sulla baia. La lunga discesa a Sausalito è decisamente più piacevole che la salita ed il paesino appare come un’oasi di pace dove trascorrere piacevolmente un paio d’ore. Prendiamo il ferry per tornare a San Francisco, ammirando la nebbia che pare inghiottire il Golden Gate e Sausalito, davvero suggestivo, così come il Financial Center visto dal mare. La sera andiamo a cena da Original Joe’s, ristorante italiano raffinato ma con prezzi non proibitivi, dai primi piatti di casa nostra alle classiche portate principali tra cui scaloppine, salmone o costate in perfetto stile americano. Piatti tra i 10 e 17 dollari.

Martedì 19 giugno, San Francisco

   

La mattina minaccia nebbia, piuttosto freddino ma nel giro di un paio d’ore ecco splendere il sole per una piacevolissima giornata. Prima tappa il Civic Center dove entriamo nella City Hall, davvero elegante. Proseguiamo per il Golden Gate Park, dove visitiamo gli incantevoli Japanese Garden. Tornando verso il centro, sostiamo prima ad Haigh Asbury, splendide strade con case vittoriane e negozi stravaganti, quindi ad Alamo Square, uno degli angoli più belli della città, un delizioso balcone sulla baia e sui grattacieli che fanno da sfondo alle “Sette Sorelle”, una fila di case vittoriane dalle candide facciate circondate da un tranquillo parco. Tornati in Market St, facciamo una ventina di minuti di fila per prendere il Cable Car linea PH, uno dei percorsi più suggestivi, un continuo saliscendi per le ripidissime strade, fino a Lombar St, la via più tortuosa del mondo che percorriamo a piedi in discesa. Siamo vicini al Fisherman Wharf, dove si ammira una colonia di leoni marini che occupa un molo. Ultima tappa una passeggiata a Castro, dove risiede la comunità gay della città.

Mercoledì 20 giugno, Monterey

   

E’ giunto il momento di salutare la splendida San Francisco, che annoteremo sicuramente tra le più belle città mai viste. Ritiriamo l’auto da Avis in un ufficio a due isolati dall’hotel e, impostato l’utilissimo Gps, partiamo in direzione del Pacifico, precisamente per la Monterey Peninsula. Vista la bella giornata, decidiamo di iniziare con una bella passeggiata nella Point Lobos Reserve ($8 per auto) e percorriamo il piacevolissimo sentiero che conduce a Bird Island, un’isola interamente ricoperta da cormorani, passando tra piccole e suggestive baie di sabbia bianca e acqua color smeraldo. A poca distanza raggiungiamo Carmel by-the Sea, elegante cittadina piena di gallerie d’arte e negozi esclusivi, splendidamente affacciata su una spiaggia bianca lunga un miglio. Da qui inizia la 17 Miles Drive, la strada dei ricconi ($9 per auto), discretamente panoramica con diversi punti di sosta, tra cui Cypress Grove, solitario cipresso a picco sull’oceano, e diversi campi da golf dove cervi e cerbiatti brucano l’erba delle ville miliardarie. Finiamo la giornata raggiungendo il motel Comfort Inn Munras a Monterey (€ 75 la tripla su expedia), che dispone di piscina all’aperto, ma la bassa temperatura non invoglia di certo a mettersi in costume.

La sera ceniamo in un ristorante (Ellis Restaurant) nel vicino centro commerciale Del Monte, dove mangiamo una favolosa costata americana ($10) mentre Davide si tuffa nel menu bimbi (bocconcini di pollo fritti, patatine, gelato, coca, pastelli e giochini per $3).

Giovedì 21 giugno, San Simeon

   

Questa in estate è zona di nebbia ed immancabilmente ecco che ci svegliamo col cielo grigio. Decidiamo di attendere con speranza un po’ di sole prima di partire per il Big Sur e, dopo una discreta colazione inclusa nel prezzo del motel, ne approfittiamo per visitare il centro di Monterey, cittadina storica della California. Nulla di particolare, si può visitare la Custom House, dove dovevano passare tutte le merci provenienti dal Messico, la Colton HalL, qui è stata firmata la prima costituzione della California, e il più turistico Fisherman Wharf, su modello di quello di San Francisco con locali, negozi e ristoranti specializzati in pesce. Nelle vicinanze, ben più interessante è la Carmel Mission, una delle più attraenti missioni californiane costruite da Padre Serra ($5). Ecco puntuale uscire uno splendido sole ed è quindi il momento perfetto per iniziare il Big Sur, oltre 100km di strada che attraversano un paesaggio costiero selvaggio, con panorami fantastici sull’oceano e sulle montagne. Tra i punti più spettacolari ci sono il Bixby Bridge che dall’alto dei suoi 79 metri offre viste mozzafiato su spiagge selvagge circondate da lagune, diversi parchi nazionali tra cui il Pfeiffer State Park dove con una breve passeggiata si raggiunge la McWay Fall, cascata costiera che si getta direttamente sulla spiaggia di una baia inserita in un contesto naturale dai colori irreali. La strada prosegue tortuosa e selvaggia fino a Piedras Blancas, una lunga spiaggia dove vive una rara e simpaticissima colonia di elefanti marini, creature bizzarre che si starebbe ad osservare per ore. Facciamo tappa a San Simeon presso il Courtesy Inn ($76 la tripla inclusa colazione mediocre), che dispone di una attrezzata piscina coperta con Spa, e ne approfittiamo per fare il primo bagno del viaggio, per la gioia di Davidino (belli al caldo!!).

Venerdì 22 giugno, Three Rivers

   

Questa mattina è dedicata alla visita di Hearst Castle, costruzione fiabesca degli anni ’30-‘40 voluta da un miliardario magnate della stampa, William Randolph Hearst, con suggestive piscine in marmo, 115 stanze elegantissime, per il quale abbiamo prenotato da casa la visita obbligatoriamente guidata (Experience Tour, $24). Presso l’attrezzato Visitor Center ritiriamo i biglietti e, visto che siamo in anticipo, riusciamo ad aggregarci ad un tour precedente al nostro. Si sale su un bus che percorre tutta la collina fino a raggiungere il magnifico castello, attraversando un parco infinito. Il tour inizia dalla stupefacente Neptune Pool, interamente realizzata in marmo con colonnati e la riproduzione di un tempio greco. Si accede quindi ad una delle tre foresterie, Casa del Sol per poi proseguire all’imponente Casa Grande, con saloni degni di appartamenti di stato. Il tour si conclude nella piscina coperta, la Roman Pool, che ricorda gli antichi bagni romani. Lasciamo quindi il Pacifico per dirigerci verso le montagne, che ci accompagneranno nei prossimi giorni. La temperatura cambia improvvisamente abbandonando la costa e il termometro supera abbondantemente i 30 gradi. Raggiungiamo Three Rivers, porta d’ingresso al Sequoia Np, dove alloggiamo al Best Western Holiday Lodge ($120 con ottima colazione), e ci rilassiamo qualche ora nella piscina all’aperto riscaldandoci finalmente sotto al sole cocente. Cena messicana in un ristorante nelle vicinanze (circa $40 in tre).

Sabato 23 giugno, Sequoia, Yosemite

    

Oggi giornata decisamente piena e lungo trasferimento. La mattinata è dedicata alla scoperta dello splendido Sequoia, un parco decisamente rilassante, poca gente e incantevoli passeggiate all’ombra delle enormi sequoia. Questi immensi giganti lasciano senza fiato: alti fino a 90 metri, con circonferenza alla base di 30, sembra di essere delle formiche al loro cospetto. Sostiamo al Visitor Center dove facciamo la prima passeggiata sul Sentinel Trail. Vista l’altezza, la temperatura è scesa un po’ ed è gradevolissima. Proseguendo pochi km, si raggiunge il parcheggio dove inizia il sentiero che scende fino al Sherman Tree (20 minuti), l’albero più grande del pianeta. Da qui parte anche il Congress Trail, 2 miglia tra alcuni degli esemplari più alti del mondo. Ripresa l’auto, attraversiamo tutto il parco in direzione ovest, una strada fiabesca sempre circondati dalle enormi Sequoie, fino a giungere a Grant Grove Area, dove percorriamo l’ultimo sentiero che conduce al General Grant Tree, l’albero di natale di tutti gli States. Dopo un rilassante pic-nic sotto le sequoie, partiamo seguendo l’interminabile strada che conduce ad un altro splendido parco: il Yosemite, che raggiungiamo dopo quasi 4 ore di curve su e giù per le montagne. La Yosemite Valley ci si presenta con lo splendido view-point che si ammira da Tunnel View, semplicemente straordinario. Ancora qualche km e raggiungiamo il nostro resort, lo Yosemite View Lodge ($180 la tripla) a El Portal, praticamente all’entrata del parco. Purtroppo, nonostante abbia prenotato con 6 mesi in anticipo, tutti i resort (più comodi e più economici) all’interno del parco erano già completi. Dopo ormai il classico bagno ristoratore in piscina, approfittiamo della cucina a disposizione in camera per farci in nostalgici “due spaghi”, in verità un bel mezzo chilo di spaghetti gustati sulla terrazza!

Domenica 24 giugno, Yosemite

   

Questa mattina, immersi nel clima americano, ci cuciniamo un bel bacon direttamente in camera…dopo pochi minuti facciamo suonare l’impianto antincendio!! Partiamo alla scoperta dello splendido Yosemite, sicuramente uno dei luoghi più belli che si possano trovare al mondo. Iniziamo dalle Yosemite Falls che di prima mattina sono praticamente deserte, mentre tra un paio d’ore saranno sicuramente presi d’assalto da parecchi turisti essendo uno dei punti più facilmente accessibili. Nonostante sia solo fine giungo, la portata d’acqua è piuttosto scarsa, si vede che quest’anno la neve si è sciolta in anticipo. Le cascate sono comunque uno splendore. Attraversiamo tutta la Yosemite Valleydove ammiriamo le imponenti e maestose cime di granito e i colori limpidissimi del fiume Merced fino ad arrivare al parcheggio del Curry Village. Qui prendiamo lo shuttle che opera nel parco e scendiamo all’inizio del sentiero che porta alla Vernal Fall. La distanza non è molta (circa 3km a/r) ma la salita è piuttosto faticosa. Sforzo che sarà ripagato dallo spettacolo che offrono le cascate, assolutamente magnifiche, una maestosa portata d’acqua che si getta da una roccia granitica, con gli spruzzi che ci fanno fare una bella doccia. Volendo il sentiero continua fino alla Nevada Fall, ma ci sembra un po’ eccessivo. Dopo un bel pic-nic, dedichiamo il pomeriggio all’escursione a Glacier Point a circa un’ora di strada dal fondovalle. La vista che offre questo punto panoramico ad oltre 2000 metri slm è incredibile, con l’Half Dome in primo piano, tutte le cascate e la maestosa e splendida Yosemite Valley. La sera ceniamo al ristorante dell’hotel, sembra caro ma le porzioni sono enormi e ci soddisfa in pieno ($54 in 3).

Lunedì 25 giugno, Death Valley

   

Giornata incredibile quella di oggi, passeremo dai 3000 metridel Tioga Pass al deserto della Death Valley sotto al livello del mare. Un lungo trasferimento ma su strade decisamente veloci e deserte, per cui per nulla stressanti. La Tioga Road quest’anno ha aperto presto, a fine maggio, e infatti la neve la si vede solo sulle cime più alte. Raggiungiamo presto Olmsted Point, dove seguiamo i cartelli che con una breve passeggiata portano ad un punto panoramico molto bello, simile a Glacier Point. Proseguiamo per l’ampia strada dove non sembra nemmeno di salire fino a 3000 metri, passiamo per splendidi laghi alpini, cime maestose e pascoli infiniti, come quello di Tuolumne Meadows fino ad arrivare al Tioga Pass. Da qui la strada scende veloce fino al Mono Lake, immenso lago dalle bizzarre formazioni rocciose. Da qui la strada attraversa in un’ampia vallata tutta la Eastern Sierra, con cime aspre alte oltre 4000 metri, facciamo una breve deviazione per ammirare il Convict Lake, idilliaco laghetto alpino circondato da montagne. La 395 prosegue dritta e veloce passando solo un paio di cittadine, fino a raggiungere il bivio con la 190 che conduce alla Death Valley. Percorriamo una strada davvero panoramica, in un ambiente completamente differente da quello ammirato fino ad ora, ampi paesaggi desertici, dune e cactus solitari. Ad un certo punto i cartelli segnalano di spegnere il condizionatore: la strada prosegue in salita e la temperatura dell’acqua raggiunge livelli estremi, che tornano poi regolari in discesa. Arriviamo così allo Stovepipe Wells, il resort stile motel country dove passeremo la notte ($116). La temperatura  segna 48 gradi, l’aria è soffocante, eppure quando si esce bagnati dalla piscina pare di avere freddo. Ceniamo nell’unico ristorante della zona, quello del resort e mangiamo discretamente con $50 in tre. Cala il sole, le montagne circostanti assumono colori irreali, e le candide due di Stovepipe vicino a noi sembrano magiche: emozioni che solo la Valle della Morte può regalare.

Martedì 26 giugno, Death Valley, Las Vegas

   

Alle 5.30 siamo svegli casualmente tutti e tre e nel giro di pochi minuti decidiamo di alzarci per andare alle dune con la luce e la frescura dell’alba. Effettivamente, salire sulle dune in estate è un’impresa da compiere esclusivamente all’alba. Parcheggiata l’auto ai margini della strada, saliamo a piedi nudi sulle dune, la temperatura alle 6 è di “soli” 32 gradi, si sta veramente bene e cominciamo a correre come matti su e giù per le dune. Incredibile, sembra di essere in pieno deserto del Sahara, le curve delicate delle dune a quest’ora appaiono in tutta la loro bellezza. Torniamo al resort dove facciamo una bella colazione a buffet ($8), quindi partiamo alla scoperta della Death Valley che vogliamo visitare entro le 13 con una temperatura ancora sopportabile. Percorriamo la Badwater Road con varie soste: a Devils Golf Course siamo circondati da rocce di sale, mentre a Badwater, il punto più basso degli States a -86 metri sembra iniziare un’autostrada bianchissima fatta interamente di sale. Fantastico è percorrere la deviazione di Artists Palette, con rocce che assumono svariati colori, fino all’ultima sosta a Zabriskie Point, il più bel punto panoramico del parco su rocce dai colori e dalle forme irreali. Il nostro tour della California termina a Las Vegas (dove eravamo già stati nel 2000), dove restituiamo l’auto in aeroporto per poi raggiungere l’hotel Excalibur (€60 su expedia) dove ci fermeremo 3 notti per riprenderci dalle fatiche del viaggio e per far riposare e divertire un po’ Davidino come giusto premio per i km sopportati in auto e le tante scarpinate fatte senza mai lamentarsi. In serata facciamo un giro agli hotels New York e Mgm.

Mercoledì 27 giugno, Las Vegas

    

Giornata di relax in piscina, sotto il sole cocente di Las Vegas e i suoi 40 gradi. Nel tardo pomeriggio prendiamo il bus Deuce che percorre la Stript, un bus allucinante che ad ogni fermata si ferma 10 minuti. Praticamente per fare 2 km impieghiamo mezz’ora. Andiamo alla scoperta di alcuni mega-hotel tematici davvero sorprendenti e che non avevamo fatto in tempo a vedere l’ultima volta che siamo stati qui. Partiamo dal Caesars Palace, in stile antico greco-romano, davvero lussuoso e curatissimo, con tanto di gigantesco cavallo di Troia, fontane imponenti e viali che riproducono l’antica Roma con tanto di cielo artificiale. Vediamo il suggestivo spettacolo di Atlantide, con statue che escono dall’acqua e scenografici giochi di fuoco. Di fianco ecco il Bellagio, con i suoi incantevoli spettacoli delle fontane danzanti, davvero da non perdere. Ogni 15 minuti inizia uno show diverso. Per cena riscopriamo l’abbuffata nei mega all-you-can-eat, optiamo per il Tropicana e ci troviamo davvero bene, sia come qualità che come prezzo, inoltre è decisamente meno affollato rispetto ai più famosi (buffet a $15).

Giovedì 28 giugno, Las Vegas

   

Altra giornata di relax e solita serata alla scoperta dei mega-hotel. Con la super moderna e completamente automatica monorail andiamo al Luxor, quindi con il solito bus allucinante raggiungiamo la zona del Venetian. Nulla di nuovo, giusto per far vedere il tutto a Davide che passeggia a bocca aperta! Raggiungiamo il Treasure Island giusto pochi minuti prima dell’inizio di uno degli show gratuiti più spettacolari della città, quello dei pirati contro le sirene. Riusciamo a ritagliarci uno spazio privilegiato tra la calca umana e assistiamo alla classica esplosione trionfale di fuoco, danze e sensualità in perfetto stile Las Vegas, davvero incredibile. Terminiamo con il Mirage, la foresta tropicale nella hall e il vulcano che erutta in giardino.

Venerdì 29 giugno, Las Vegas, Hawaii Oahu

   

Andiamo in aeroporto per il lungo volo che ci porterà alle Hawaii, esattamente ad Honolulu nell’isola di Oahu. Il volo della Ata (€ 370 a/r) è in ritardo di due ore, e già la cosa mi fa incazzare (arriverò a mezzanotte ad Honolulu e devo pure ritirare l’auto, la paura è che l’ufficio chiuda), in più mi dicono che le nostre due valigie superano il peso consentito e devo pagare il supplemento di $50. Nulla importa se cerco di far capire che siamo in 3 passeggeri con due sole valigie, mi dicono che se voglio posso acquistare un’altra valigia e non pagare il supplemento (ma come? con due valigie occupo meno spazio e per qualche libbra in più devo pagare). Non resta che rassegnarsi a questa folle regola che ormai vige in tutti gli States, pagare ed attendere il volo. Dopo 6 ore esatte atterriamo in Paradiso, l’incazzatura è sbollita e l’ufficio Avis è ancora aperto. Ritirata l’auto impostiamo il gps per portarci a Kailua, dove raggiungiamo la nostra casetta che abbiamo preso in affitto per 7 giorni (€ 650, Auntie Barbara's) e come da accordi troviamo la porta aperta, la luce accesa e un cartello con scritto “Aloha Alberto” (da noi sarebbe possibile??). E’ ormai l’una di notte, e visto il fuso orario in California sarebbero già le 4 del mattino! Il cottage va oltre le nostre aspettative, che già erano alte: mega soggiorno con 5 divani, camera da letto enorme in stile hawaiano, cameretta per il pupo, cucina americana superaccessoriata con lavatrice e asciugatrice, dvd, stereo, due tv, due condizionatori, patio privatissimo con tavolo per cenare all’aperto e girato l’angolo, curatissimo giardino con piscina riscaldata, patio coperto con salottino, lettini, ombrelloni, barbecue a gas. Questa zona sarebbe da dividere esclusivamente con i riservatissimi proprietari che non si vedono mai: praticamente tutto questo ben di Dio è solo NOSTRO!!!!!  In più a disposizione sdraio e ombrelloni da spiaggia, surf, giochi, ecc., a soli 5 minuti a piedi dalla Kailua Beach, una splendida spiaggia bianca lunga 3 km considerata tra le più belle del mondo. Sogno o realtà?

Sabato 30 giugno, Hawaii - Lanikai

   

Realtà! Perché il sole delle Hawaii e il fuso ci risvegliano già alle 6 del mattino, e la casa, praticamente con enormi vetrate e tende trasparenti, lascia filtrare i raggi del sole. Come indicato troviamo il frigo pieno di roba, dalle enormi confezioni di latte e succhi, alle uova, toast, ecc. per preparare la colazione. Incontriamo i proprietari che ci spiegano un paio di cose, chiudiamo la porta a chiave (giusto per abitudine perché tutte le case a Kailua sono fatte con enormi vetrate che si possono aprire tranquillamente dall’esterno, evidentemente qui la delinquenza non si sa cosa sia…)  Partiamo subito alla scoperta delle splendide spiagge dell’isola e andiamo alla vicina Lanikai, praticamente divisa da un piccolo promontorio dalla “nostra” Kailua. La spiaggia è fantastica, pochissima gente nonostante sia sabato, acqua dai colori caraibici, sabbia bianchissima e impalpabile, altissime palme che creano un paesaggio da sogno. Dopo una giornata sotto ad un sole super, torniamo a casa dopo aver fatto un po’ di spesa e ci rilassiamo nella nostra privatissima piscina con l’acqua piacevolmente calda…quindi barbecue con mega costate che qui costano pochissimo….e a nanna presto visto che qui ci si sveglia alle 6!

Domenica 1 luglio, Hawaii - Waimanalo

   

Andiamo alla scoperta di un’altra spiaggia, Waimanalo, lunghissima, deserta, acqua dai colori surreali. Praticamente siamo noi 3 e il baywatch alle nostre spalle…Qui il mare è più mosso rispetto a Lanikai, i cartelli indicano il pericolo del famigerato Portuguese Man-or-war, fortunatamente non ne troveremo nessuno in tutta la vacanza. L’unico contrattempo che possiamo costatare sono dei piccolissimi jellyfish quasi invisibili che vengono di solito trasportati quando tira vento forte. Se si viene a contatto con il filamento si sente un leggero dolore per un paio di minuti, tipo punturina di insetto, nulla di drammatico. Lo sperimenta Letizia, comodamente seduta sul surf sul bagnasciuga, mentre io e Davide, perennemente in acqua, restiamo sempre “illesi”. Belli cotti dal sole, dopo un bel picnic nel beach park facciamo un giro nel sud dell’isola, passando dal belvedere di Makapuu Point, dalla Sandy Beach dove vediamo i surfisti che sfidano le pericolose onde, passiamo dal Kahala Hotel per vedere i delfini che popolano la laguna (nulla in confronto a ciò che vedremo tra un paio di giorni) e rientriamo dal Pali Lookout con un’incredibile Highway che passa sotto le Koolau Mountains, particolarissima catena montuosa con cime imponenti dalle pareti verticali e lussureggianti.

Lunedì 2 luglio, Hawaii - Hanauma Bay

   

Oggi è prevista una giornata alla spiaggia più famosa dell’isola: Hanauma Bay. Partiamo presto consapevoli che essendo molto famosa è meta di tutti coloro che soggiornano nell’isola. Arriviamo prima delle nove e….amara sorpresa, il parcheggio è già pieno e le auto provenienti da Waikiki vengono deviate altrove. Fortunatamente, giungendo dalla parte opposta, riusciamo ad entrare nel parcheggio, dove notiamo la FILA per pagare l’ingresso. Si perché questo è un parco marino protetto e per accedere si pagano $5. La fiumana di gente mi sta già facendo passare la voglia, abituati tra l’altro alle spiagge deserte di questi giorni, ma la vista dall’alto della spiaggia mi fa correre subito in fila: davvero incredibile, una delle baie più belle e strane mai viste: un antico cratere sottomarino è ricoperto da un mare dai colori magnifici, da cui affiora una barriera corallina brulicante di pesci. La fila non dura molto, circa 10 minuti, il problema è che poi bisogna attendere l’orario indicato per vedere un film che spiega il comportamento e i pericoli della barriera. Finalmente raggiungiamo la spiaggia, fantastica ma già piuttosto piena. Il corallo non è eccezionale, ma la fauna ittica è davvero sorprendente, si vedono tantissime specie di pesci colorati. Parlando con i baywatch, mi dicono che per vedere il corallo migliore bisognerebbe superare la barriera, il problema è che al largo, tra onde e passaggi stretti, risulta un po’ pericoloso, bisognerebbe conoscere bene i passaggi per rientrare. Comunque, a parte la troppa gente, una spiaggia assolutamente fantastica ed inimitabile. 

Martedì 3 luglio, , Hawaii - North Shore

   

Un’isola così bella merita assolutamente una visita completa, per cui oggi costeggeremo tutta la costa est fino al North-Shore. Prima tappa alla Valley of the Temples, dove spicca il  tempio Byodo in stile giapponese e situato alle pendici delle montagne. Proseguiamo fino al Kuaola Ranch, situato in una vallata che è stata il set naturale del film Jurassick Par, quindi arriviamo nel North-Shore con le sue enormi spiagge. Qui in inverno le onde raggiungono i 15 metri, mentre in estate il mare è assolutamente piatto. Dopo aver visto la Sunset Beach, paradiso dei surfisti, raggiungiamo Waimea Beach Park: che spiaggia incredibile, un’infinita mezzaluna sabbiosa bagnata da acque trasparenti, un’immensa piscina naturale. Dopo pochi minuti vediamo saltare non distante dalla spiaggia i delfini, prima un paio poi sempre di più. Indossate pinne e maschera li raggiungo dopo qualche minuto e mi trovo a nuotare in mezzo ad una cinquantina di delfini. Sono ovunque, di fianco, sotto, giocano facendo acrobazie e salti, un’esperienza indimenticabile. (vedi video)

Mercoledì 4 luglio, , Hawaii - Kailua

   

Oggi è festa nazionale e per gli americani che abitano alle Hawaii è un gran giorno. A Kailua, proprio nella strada dietro alla nostra casa, si svolge la tradizionale Kailua Parade, una parata in vero stile americano con bande musicali, ballerini, militari, governatore e senatori che sfilano per le strade. Al termine passiamo finalmente una giornata nella spiaggia di Kailua che nonostante sia vicinissima non abbiamo ancora visto. E’ davvero immensa, anche se il mare è leggermente mosso perdendo un po’ di trasparenza. Nel tardo pomeriggio decidiamo di affrontare la scalata al Diamond Head, il cratere ormai spento dell’isola. Camminata piuttosto faticosa, ma il panorama su Honolulu e Waikiki dalla cima è unico. La sera, sulla spiaggia di Kailua, assistiamo ad uno spettacolo pirotecnico comodamente seduti sulle nostre sdraio.

Giovedì 5 luglio, Hawaii - Waimea

   

Waimea ci ha talmente impressionato che abbiamo deciso di tornarci, nonostante ci si impieghi quasi un’ora d’auto. Non ce ne pentiamo: oggi i delfini non ci sono, in compenso vediamo gigantesche tartarughe marine a pochi metri dalla riva, e, indossati nuovamente pinna e maschera, eccoci  a nuotare al fianco di queste enormi creature. Incredibile!

Venerdì 6 luglio, Hawaii - Waikiki

   

Ultimo giorno alle Hawaii, va terminando una settimana splendida in uno dei più bei luoghi mai visti. Lasciamo a malincuore la nostra dimora e, visto che il volo è in tarda serata, ne approfittiamo per visitare gli ultimi luoghi. Prima una bella passeggiata nei lussureggianti Ho'omaluhia Botanical Garden, in posizione incantevole ai piedi delle imponenti montagne. Quindi raggiungiamo la caotica Waikiki, meta della maggior parte dei turisti che visitano l’isola, e ringrazio ancora il giorno in cui ho optato per una villetta a Kailua anziché un anonimo hotel-palazzone a Waikiki. La spiaggia è comunque decisamente caratteristica, eleganti viali pieni di centri commerciali e una lunga spiaggia a cui fa sfondo la sagoma inconfondibile del Diamond Head. La confusione però è notevole, molto meglio la parte ovest circondata dai bei parchi e palmeti e con una spiaggia non affollata. Per finire, breve visita al centro di Honolulu, metropoli moderna con alti grattacieli. E’ giunto il momento di salutare la splendida Oahu, riportare l’auto in aeroporto e affrontare nuovamente le 6 ore di volo per rientrare nel continente, precisamente nella torrida Phoenix, dove ci fermeremo un giorno per spezzare il viaggio, prima del rientro in Italia. Questa volta ci siamo attrezzati con i bagagli: pinne, maschere e scarpe le imbarchiamo in una borsa, quindi pesiamo le valigie spostando i pesi fino a raggiungere esattamente le libbre consentite….che geni siamo, infatti stavolta nemmeno ci pesano i bagagli……………